Vivere solamente per rincorrere degli obiettivi fa emergere la paura del “tempo perduto” , quello che nessuno ci restituisce più.
la sensazione che il tempo ci sfugga di mano inizia a partire dai 30 anni, quando sembra che giorni, settimane e anni corrano via inesorabili.
Ed è vero, il tempo passa inesorabile, ma alcuni di noi accentuano questa “fuga” del tempo, conducendo vite scandite da grandi tappe da compiere obbligatoriamente: come lauree, matrimon…i, figli ecc.
Il tutto per “sapere” di essersi realizzati perché questi sono i passaggi che il mondo esterno si aspetta da noi.
e il nostro mondo interno che fine fa? dove vanno a finire i nostri bisogni più reconditi e veri? vengono messi a tacere in un angolino della nostra mente.
Tutto ciò non può che creare ansia, un ansia divoratrice che giorno dopo giorno scava solchi sempre più profondi nella nostra anima e la rende insofferente.
ed ecco qui che ogni intoppo sul cammino verso il raggiungimento dell’obiettivo (obbligatoriamente) prefissato ha ripercussioni devastanti sulla nostra psiche e ci fa sentire inadeguati rispetto al quel mondo esterno “dittatore”.
Per questo motivo vi è la necessità di ritrovare il tempo presente, imparando a non vivere nella fretta di realizzare un obiettivo, ma lavorando con costanza per raggiungerlo quando saremo pronti.
Occorre essere attivi nelle cose quotidiane, vivere frettolosamente non ci fa essere presenti a noi stessi, per questo non ci accorgiamo del tempo che “vola” e finiamo col vivere nell’automatismo.
Come fare allora per vivere seguendo anche il senso del piacere(rispettare cioè i propri ritmi) e non soltanto quello del dovere?
La risposta è quasi banale: trovando un equilibrio, all’inizio potrà risultare difficile perchè non si cambia da un giorno all’ altro, ma con un po’ di esercizio costante e ascoltando di più quella vocina interna che ci ricorda cosa desideriamo davvero, il tempo della nostra esistenza sarà scandito in modo armonioso.
a cura della dott.ssa Valentina Pangia